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Noi poveri educatori


Ai genitori di Cento.

Ogni giorno, sui media, appaiono notizie negative di personaggi e, peggio ancora, di ragazzi poco più che bambini, che commettono atti molto vicini al limite delinquenziale. Tutti noi, persone comuni dotati di maturità naturale, ci chiediamo cosa sta succedendo e perché di questa evoluzione negativa della specie sociale ed ancor più dell'età adolescenziale. Desideriamo quindi divulgare l'intervento di un "educatore", il dr. Massimo Manderioli, direttore del collegio Zanandrea di Cento , apparso oggi sulla stampa pensando di aiutare nel loro problematico ed improbo compito, i genitori della nostra comunità.

"NOI, POVERI EDUCATORI!"

"La nostra società non sa più educare"
. La nostra non riesce a essere più una comunità educante. Infatti non lo è. Non lo è perché non siamo più capaci di dare il senso ed il significato giusto alle azioni ed alle situazioni quotidiane. Chi uccide è un individuo della comunità che ha ucciso e si chiama assassino e non può essere un testimonial per Jeans ed orologi. Chi ruba è un ladro e tale rimane. Chi aggredisce è un violento. Chi ammazza i propri figli, chi sevizia un bambino o lo maltratta o lo abbandona...decidete voi come chiamarlo; nelle favole di un tempo erano chiamati "gli orchi". Le gravi patologie e i disturbi psichiatrici sono ben altro. Detto questo, tento solo di mettere in fila alcune idee a proposito delle storie di noi "poveri educatori" e dell'ingrato compito di educare i figli degli altri. Il mio mestiere di educatore che cerco di fare e che non sono l'unico a fare, mai come ora è in difficoltà e inficiato dalla "cultura della diseducazione". Andrea Canevaro negli anni ottanta ci formava, ci paragonava, ci riconosceva e ci rispettava, collocandoci professionalmente nelle figure istituzionali le cui tracce storiche figuravano nell'elenco anche delle "governanti" intese come le persone che avevano, e che hanno, il governo della casa. Nella Francia del primo ottocento, si sono trovate delle governanti che hanno avuto una certa parte di celebrità; Itard e il ragazzo selvaggio sono famosi grazie a Truffaut, che diventa Itard nel film "Il ragazzo selvaggio". In alcuni passi del diario di Itard sul ragazzo selvaggio c'è una governante: Madame Guérin. Itard è un educatore intellettuale che ha la preoccupazione di educare intellettualmente (quanti ce ne sono anche oggi); madame Guérin è la persona che accoglie il ragazzo selvaggio in una casa e che, grazie al fatto che la governa, riesce meglio di Itard a dare significato alle proprie richieste, a farsi capire e quindi ad ottenere da parte dell' "enfant sauvage" una corrispondenza per una convivenza. Ella avendo in testa un ordine comprensibile, riesce a comunicare ed a ottenere. Comunica e pretende una disciplina che ha un senso non misterioso, anche per il ragazzo selvaggio, che si chiamerà Victor. La sua disciplina ha un senso perchè è legata alla possibilità di mangiare, di avere un orario legato al ritmo del cibo, e alla possibilità di avere il ritmo del sonno: accompagna verso il letto e permette di addormentarsi con una persona vicina che comincia ad essere significativa, e lo diventa sempre di più. Questa governante è molto interessante, molto intelligente, legata al contatto con la quotidianità e al sapere della quotidianità. Le parole prendono senso perchè hanno un rapporto con una quotidianità significativa. Questo è Madame Guérin. Allora c'era questa "forza educante" nonostante la tragicità dei tempi: affrontare la realtà e il quotidiano, con la necessità di mantenervi la dignità più alta possibile. Di fronte alle difficoltà determinate dai mutamenti sociali, la vita di "una comunità" diventa molto complessa. Occorre saper individuare non mille regole, che sono difficili da applicare e hanno bisogno di gerarchia e di trovare i controllori dei controllori ma gli elementi che fondano. La complessità ha bisogno di trovare gli elementi di coerenza non nel dettaglio ma nel fondo. Individuato questo, il fondamento ha una stabilità, è più capace di accogliere anche le novità del nostro tempo, quindi educante...Ahmetovic e Corona permettendo."

Massimo Manderioli

  Fondazione Don G. Zanandrea Onlus | 44042 Cento (FE) | Via Ugo Bassi, 49
Tel: 051 683 18 74 Fax: 051 683 17 93 P. Iva: 00285120382