Mission

Da 100 anni a supporto dei bisogni della popolazione più fragile del nostro territorio.
Orfani, minori in condizione di svantaggio, anziani, persone con disabilità: a queste persone sono state dedicate cure e attenzioni nei primi 100 anni di attività della Fondazione. Siamo pronti ad accogliere i bisogni delle persone più fragili anche nell’immediato e nel futuro.


La nostra storia

La Fondazione don Giovanni Zanandrea sorge il 24 marzo del 1918. L’attuale sede della Fondazione, ubicata in pieno centro storico, fu in origine il Palazzo Arcivescovile. Costruito nel 1676, appartenne alla Mensa Bolognese fino al 1866, quando passò al Demanio. Nel 1876 fu acquistato dal senatore Antonio Mangilli, dopo avere servito al Comando della Guardia nazionale e per uso delle Scuole Tecniche del Comune. Amava soggiornarvi per lunghi periodi il Cardinal Prospero Lambertini, Arcivescovo di Bologna e futuro Papa Benedetto XIV, per intrattenersi, fra gli altri, con Mons. Girolamo Baruffaldi, arciprete di San Biagio.

Il palazzo, sede dei Commissari arcivescovili, era molto vasto, arricchito di opere d’arte, suppellettili degne dei personaggi accolti nel corso dei secoli;aveva proprie scuderie, fienili, magazzini, carcere (in quanto tribunale ecclesiastico), un proprio corpo di soldati. Il 24 marzo 1918, a cinque mesi dalla rotta di Caporetto e in piena guerra, questo palazzo fu acquistato da un Comitato di cinque personalità centesi (Marianna Candi, il dott. Giuseppe Falzoni Gallerani, l’ avv. Giuseppe Ferioli, Gaetano Grandi e Giuseppe Taddia, fu Pio) per adibirlo ad Orfanotrofio maschile con annessa Scuola d’arti e mestieri. Questa  opera ambiziosa e lodevole fu però portata a compimento grazie all’impegno di Don Giovanni Zanandrea a partire dal 1946, docente della Scuola F.lli Taddia e del Liceo classico, cappellano di mons. Ettore Bianchi, arciprete di San Biagio. Qui nasce l’attività per cui la Fondazione è spesso ricordata e conosciuta, ovvero per l’ospitalità offerta a tanti bambini in difficoltà, orfani di uno o entrambi i genitori, caduti in guerra o vittime del lavoro nelle Terre dell’Impero; successivamente gli sfollati del Polesine, del Bolognese e del ferrarese per le rotte del Po e del Reno. La Fondazione fu quindi sede dell’Orfanatrofio fino al 1970, poi del collegio maschile ed è stato attivo fino al 2011 un Gruppo famiglia per minori in condizione di svantaggio.

A partire dal 1984 la Fondazione Zanandrea gestisce il Centro Socio Riabilitativo Diurno PILACA’, che attualmente accoglie 25 ragazzi e il Centro Socio Occupazionale CSO che ospita 8 ragazzi. PILACA’ assiste cittadini diversamente abili, promuovendo l’acquisizione e il mantenimento di autonomie e sostenendo le famiglie nella gestione condivisa degli utenti. Il CSO è un laboratorio protetto con la finalità di favorire l’inserimento nel mondo del lavoro di soggetti che non ne avrebbero l’opportunità in autonomia.

Don Giovanni Zanandrea

Don Giovanni Zanandrea nasce a Carrè in provincia di Vicenza nel 1898. Primo di quattro fratelli, dopo le elementari entrò in Seminario. Nel 1917 fu arruolato come barelliere di Sanità; in questo delicato compito visse in prima persona gli orrori della guerra, venendo a sua volta ferito in modo grave, al punto da rischiare di non diventare sacerdote. Negli anni della guerra la sua opera di assistenza agli sfollati e ai ragazzi senza famiglia gli vale l’incarico di Direttore dell’Orfanotrofio da parte dell’ordinario diocesano, confermato anche dal presidente dell’Orfanotrofio, Govoni Luigi, titolare del Macello di Dodici Morelli, più noto come “Gigetto”, che lo manda in visita ad Istituti di Assistenza del veneto e dell’Emilia Romagna per rendersi conto delle necessità per l’Orfanotrofio di Cento. Don Giovanni investe in prima persona nella riuscita dell’opera di completare l’orfanotrofio: rifiuta infatti di ricevere lo stipendio da insegnante, affermando che l’avrebbe accettato solo a debiti cancellati, che lui stesso aveva creato per la realizzazione dei suoi obiettivi. L’apertura dell’Orfanotrofio, fissata inizialmente per il 1 dicembre 1945, viene rinviata per la difficoltà direperire i vetri, successivamente trovati a Bologna personalmente da Don Giovanni. Questo rinvio gli consente di rivolgere un appello alle personalità più in vista di Cento, agli Enti e agli Istituti di credito, evidenziando la necessità di offerte e contributi per realizzare ed incrementare un’opera che attende dal lontano 1918 la tanto auspicata realizzazione. Fin dal principio don Giovanni mostra di avere in mente un progetto educativo-assistenziale ben preciso, che supera di gran lunga gli obiettivi iniziali dei donatori del 1918. Non si limita infatti ad offrire ai ragazzi ospitati la soddisfazione di bisogni primari quali un luogo in cui vivere e nutrirsi, ma vuole assicurare ai suoi assistiti un’istruzione e l’apprendimento di un mestiere, per potersi poi inserire più agevolmente nel mondo del lavoro. In questo suo proposito è agevolato dalla presenza all’interno dell’Orfanotrofio di laboratori ed officine, tra quali l’officina elettrica di Renato Borgatti, La Rettifica di Vancini e Martelli (la futura VM), la vetreria di Mario Colli (poi Vetreria Artigiani Associati Centesi), il Calzaturificio MA.GA.

In cambio di un affitto calmierato, Don Giovanni ottiene che i vari artigiani si impegnassero ad insegnare ai suoi ragazzi le rispettive attività, con lezioni teoriche ed esercitazioni pratiche.


Il nostro Team

Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione è composto da 7 persone. Due Consiglieri vengono nominati dal Comune di Cento, gli altri cinque dall’Assemblea dei Soci. Presidente e Vice-Presidente sono definiti dal CDA e alle riunioni del Consiglio è invitato permanente il Direttore che non ha diritto di voto ma ha una funzione consultiva e tecnica.
Nella foto da sinistra i Consiglieri Mirco Leprotti, Laura Monti, Maurizio Cevolani, il Presidente Giorgio Bonzagni, il Direttore Enrico Taddia, Mattia Franceschelli, la Vice-Presidente Laura Massettani (assente in foto il Consigliere Ivan Mazzoni).